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sabato 17 maggio 2014

Tzimtzum e la Vita di Pi


Quale relazione c’è tra il cabbalistico Tzimtzum e la Vita di Pi?
Nel bellissimo romanzo la Vita di Pi di Yann Martel, si nasconde una parola che nella Kabbalah ha un particolare significato: lo tzimtzum. Così, dentro questa suggestivo racconto, si cela forse più di una storia….
Piscine Molitor Patel (Pi) , ragazzo di Pondicherry-India, inizia ad esplorare i problemi della coscienza in età precoce. Grazie al suo modo di affrontare la vita, sopravvive, naufrago nell’Oceano Pacifico, per 227 giorni.
La nave da cui Pi e la tigre bengalese Richard Parker riescono ad abbandonare nel mezzo della tempesta ha un nome decisamente inconsueto per battere bandiera giapponese: tzimtzum.

 

Che attinenza ha la parola Tzimtzum con Pi?

Nella Kabbalah, lo tzimtzum denota l’atto della contrazione dell’universo. Lo tzimtzum è l’effetto della creazione. La tradizione Kabbalistica afferma che Adonai, nel provocare la creazione quale opera fuori da se stesso, adotta un percorso d’azione limitata, ovvero da un limite alla sua “illimitatezza”. Questa azione implica una contrazione, ovvero lo tzimtzum. Così facendo, la luce delle Sephiroth (emanazioni divine) diviene visibile, e sebbene sia quasi insostenibile per un essere corporeo, è per questo motivo che anche l’essere umano può ricevere e comprendere da quel momento il significato di luce e radianza divina.

mercoledì 30 aprile 2014

Il terzo Archetipo: "Ghimel" funzione "Rotazione"

Ghimel

Come nel precedente lavoro sull'Aleph, la prima parte è una ricerca estrapolata da vari testi.
L'ultima parte dà  invece “voce” ai Maestri di Shamballah.

 

La Ghimel è il terzo dei 22 Archetipi.

La sua funzione è  ROTAZIONE.

Rappresenta la coscienza e corrisponde al centro in mezzo agli occhi, al terzo occhio degli orientali.

martedì 29 aprile 2014

I dieci mantra versetti dell’Albero della Vita

I dieci mantra versetti dell’Albero della VitaSEGULOT – Meditazione I dieci versetti connessi alle Dieci Sefirot dell’Albero della Vita

Se ti interessano queste lezioni iscriviti alla nostra scuola di cabala. Per informazioni  scrivere a scuoladicabala@gmail.com
I cabalisti dicono che chiunque reciti questi versetti ogni giorno riceverà la protezione divina, trovando grazie e prosperità.

Il Ramban (Rabbi Moshè Ben Nachman) fu strabiliato dai risultati ottenuti tramite la recitazione di questi 10 versetti (efficace anche la loro trascrizione su un amuleto).

91 è il numero delle parole contenute in questi 10 versetti, la somma dei valori numerici dei due nomi sacri divini Y-H-V-H e Adonai. Il numero delle lettere ebraiche è 365, corrispondenti al numero dei giorni dell’anno solare e alle porzioni nell’offerta dell’incenso (il ketoret).

Ciascuno di questi versetti illumina riflessioni sulla sefirà dell’Albero della Vita corrispondente. Possono essere recitati tutti insieme in qualsiasi momento oppure individualmente come mantra, per aiutarvi a concentrarvi su una specifica sefirà che vi interessa. Come per ogni mantra, bisogna prima pervenire ad uno stato di rilassamento e di respirazione ritmica (contare sino a 4 oppure 8, ispirazione ed espirazione); quindi recitate il versetto relativo alla sefirà/qualità divina a cui desiderate connettervi.

Il terzo Archetipo:"Ghimel" funzione "Rotazione"

Ghimel

Come nel precedente lavoro sull'Aleph, la prima parte è una ricerca estrapolata da vari testi.
L'ultima parte dà  invece “voce” ai Maestri di Shamballah.

 

La Ghimel è il terzo dei 22 Archetipi.

La sua funzione è  ROTAZIONE.

Rappresenta la coscienza e corrisponde al centro in mezzo agli occhi, al terzo occhio degli orientali.

lunedì 28 aprile 2014

La Qabbalah

La Qabbalah

Cos'è la Qabbalah ? Le sue dottrine hanno come punto di partenza la contemplazione spirituale, l'ispirazione pura o "intuizione intellettuale", e non l'autocritica attività della ragione; possiamo considerarla come il substrato esoterico che permea la cultura ebraica.

Il termine ebraico Qabbalah, deriva dalla radice "Qabbal" che ha diversi significati: ricezione, accoglienza, cosa ricevuta. La Qabbalah significa "Tradizione" e indica un'antichissima dottrina iniziatica, trasmessa all’inizio oralmente e poi attraverso i libri e i manoscritti; tra i più importanti vi sono: il Sefer Yetzirah (Libro della Formazione, o Creazione) e lo Zohar (Libro dello Splendore).

Dal 1200 circa indica anche la "Gnosi Ebraica", vale a dire quel corpo di dottrine mistico-esoteriche rivelate a pochi eletti e tramandate, nei secoli, da alcuni Grandi Iniziati, per poter realizzare la visione di Dio e per comprendere i vari aspetti della Creazione.

La Qabbalah e’ basata sull'idea che la Torah contiene un senso nascosto ed esoterico, e che l'obiettivo principale dei Qabbalisti e’ quello di scoprirlo attraverso uno studio approfondito della Torah, sotto varie interpretazioni.

venerdì 25 aprile 2014

Rabbi Shimon Bar-Yochai

Nel secondo secolo dell’Era Volgare venne conferita, ad un singolo uomo, tutta la conoscenza spirituale che i Kabbalisti avevano accumulato nei 3000 anni che precedettero  quest’epoca. Rabbi Shimon Bar-Yochai (Rashbi) mise tutto per iscritto,  e poi nascose questi testi, dato che l’umanità non era ancora pronta a riceverli. Oggi noi siamo pronti per la rivelazione de Il Libro dello Zohar.

Rabbi Shimon Bar-Yochai (Rashbi), autore de Il Libro dello Zohar (Il Libro dello Splendore) fu un Tana (un grande saggio nei primi secoli dell’Era Volgare). Egli fu anche studente di Rabbi Akiva. Il nome di Rashbi è legato a numerose leggende, ed egli è più volte menzionato  nel Talmud e nella Midrash, i testi sacri ebraici della sua epoca. Il Rashbi visse a Sidon ed a Meron, ed istituì un seminario nella Galilea Occidentale.

Rashbi nacque e crebbe in Galilea (una regione montuosa nell’attuale nord dell’Israele). Anche quand’era ancora un bambino,  non fu mai come i bambini della sua età. Domande come: “Qual è lo scopo della mia vita?”, “Chi sono?”, e “Come è costruito il mondo?” lo tormentavano, richiedendo una risposta.

In quei giorni, la vita in Galilea era molto dura: i romani perseguitavano gli ebrei e promulgavano continuamente nuove leggi per rendere miserabili le loro vite. Tra queste leggi esisteva un decreto che proibiva agli ebrei di studiare la Torah (a quell’epoca sinonimo di Glossary Link Kabbalah).

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